Cairo Montenotte - Guida Turistica

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.: DA VEDERE
Il castello
 Sul centro storico di Cairo incombono, ben visibili, i ruderi dei tre palazzi degli Scarampi edificati sul sito dell’antico castello dei Del Carretto datati in epoca medioevale. Il castello conosce un periodo glorioso sotto Ottone e sarà poi abitato dagli Scarampi dal XIV° al XVII° secolo.
 Nel ’600 il castello viene distrutto durante le guerre dei Savoia. Nel 1625 sia il castello, che l’abitato di Cairo subiscono un durissimo bombardamento da parte delle artiglierie di Amedeo I° di Savoia. Sulla città ed il castello piovono bel 144 cannonate. Quell’anno il borgo e la sua popolazione subirono un terribile saccheggio. Nel 1627 l’esercito sabaudo attacca e bombarda nuovamente la città di Cairo, il cui castello viene ridotto ad un rudere.
 Il castello di Rocchetta è di epoca antica e sfruttava abilmente gli strapiombi dell’altura su cui fu costruito. La prima citazione pervenutaci è del 5 novembre 1235 e riguarda l’acquisto del castello di Rocchetta Cairo ceduto dagli Ospedalieri di San Giovanni al marchese Ottone I Del Carretto. Fra le sue rovine fu trovato un sigillo papale di Paolo IV (papa dal 1555 al 1559. Infatti questo papa inviava nel 1556 agli Scarampi di Cairo e ad altri principi italiani, una lettera nella quale li invitava a scacciare gli spagnoli). Il castello fu utilizzato ed abitato fino al XVII° secolo.
 Il castello del Carretto risale alla seconda metà del 1200. Esso conserva su tre lati le mura. L’alta torre ad angolo bugnati è diroccata anch’essa su un lato. Risale al duecento e probabilmente era punto di osservazione e di comunicazione con i castelli vicini. Dal castello del Carretto si possono vedere, infatti, i castelli di Rocchetta, Cairo e Dego.
Il Convento di San Francesco
 Il monumento più prestigioso di Cairo Montenotte è il Convento Francescano, realizzato nel XIII° secolo su volontà di Ottone signore del luogo. Il Convento ebbe grande importanza per la città, ma subì gravi danni soprattutto con le campagne napoleoniche del 1796 e 1799, quando fu saccheggiato ed incendiato. Nel 1805 finì ogni attività religiosa.
 Nelle attuali rovine, in cattivo stato di conservazione, è sopravvissuto un chiostro a quindici colonne in pietra con affreschi riguardanti la vita di San Francesco nelle lunette. Gli affreschi, del XVI° secolo, sono attribuiti al pittore Caccia di Montabone detto Moncalvo. La chiesa ha subito più rifacimenti e presenta strutture che risalgono ad epoche diverse dal XIV° al XVII° secolo.
L' Abbazia di Ferrania
 Importante dal punto di vista storico perché si tratta di uno dei più antichi insediamenti della zona. La struttura dell’abbazia di Ferrania si riconosce in borgo San Pietro, il centro storico attorno all’omonima chiesa, che ne ha conservato l’impianto originale, trasformando in abitazioni quelli che erano gli immobili dell’antico convento.
 Proprio nel 1998 sono stati festeggiati i 900 anni dalla donazione del marchese Bonifacio, col nipote Enrico, rogata dal notaio Sacri Palatii Quintino il 28 dicembre 1097.
Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie
 La struttura della chiesa è moderna. L’importanza storica del sito è dovuta la fatto che è il luogo dell’insediamento romano di una villa fattoria di epoca imperiale. L’ipotesi è sostenuta dal ritrovamento di importanti reperti d’epoca romana. Gli scavi archeologici hanno rivelato l’esistenza, sul lato sinistro del santuario, di un’importante villa-fattoria di epoca imperiale romana.
 Nel luogo in epoca medioevale sorgeva una pieve, fra le più antiche di cui si ha memoria. Alcuni resti dell’antico edificio sono visibili in alcune lesene e nelle proporzioni del campanile. Nel Santuario sono custoditi diversi ex-voto opera del pittore cairese Carlo Leone Gallo.
 Le stazioni della Via Crucis, dipinte ad olio, sono di Domingo Motta. Nell'edificio sono visibili in alcune lesene e nelle proporzioni del campanile.
La chiesa di San Lorenzo
 La chiesa parrocchiale del capoluogo, dedicata a San Lorenzo, risulta essere antica. La sua prima citazione è del 4 maggio 1190.
 La chiesa, in origine ad una sola navata, fu ampliata dopo la peste del 1630 per adempiere ad un voto fatto dai parrocchiani. I lavori vengono terminati nel 1642 quando la chiesa assume il suo aspetto attuale.
 La chiesa è stata dichiarata monumento nazionale. Al suo interno troviamo affreschi di Gerolamo Brusco, statue del Brilla ed un crocefisso del Maragliano.
Palazzo Scarampi
 Il palazzo è usato stabilmente dai signori di Cairo a partire dal 1637, quando il castello viene distrutto dal bombardamento dell’esercito sabaudo. Il palazzo è dotato di due entrate con ampie scale, locali signorili e molte stanze. Le tre sale più importanti hanno un elegante soffitto a cassettoni.
 Nell’atrio principale un’iscrizione ricorda che nel 1651 soggiornò nel palazzo di Anna Maria d’Austria (diventata poi Regina di Spagna) e che nel 1666 vi fece sosta Margherita di Spagna (diventata poi Imperatrice d’Austria).
 Durante la Guerra di Successione Spagnola, la notte fra il 22 ed il 23 giugno 1702, dormì nel palazzo il Re di Spagna Filippo V.
Casa Loggiata
 Dietro l’edifico comunale c’è una bellissima casa a loggiati del XVII° secolo, che un tempo fungeva da locanda e stazione di posta per diligenze.
 La casa, protetta dalla Soprintendenza ed è stata restaurata di recente.
Il Ponte Romano
 Nella Piana di Rocchetta, non lontano dal cimitero della frazione, sorge un antico ponte sulla Bormida di origine medioevale.
 Il ponte, detto anche popolarmente “Ponte Romano” o “Ponte degli Alemanni”, è a due arcate e sul pilone centrale poggia un’edicola con l’effige della Madonna degli Angeli.
I boschi di Montenotte
 I Boschi di Montenotte, vasta estensione forestale a nord-est della città, costituiscono un complesso vegetazionale, sfruttato forestalmente, ma sostanzialmente poco insediato e di grande pregio paesistico ed ambientale, che racchiude al suo interno il gioiello della Riserva dell'Adelasia.
 Essi si estendono da Dego ad Altare (dove proseguono nella Foresta Demaniale di Cadibona) e da Cairo Montenotte a Pontinvrea.
 Sono caratterizzati da un predominio di boschi cedui, spesso invecchiati, che si alternano a boschi di alto fusto con una notevole presenza di alberi secolari. In autunno e in tarda primavera sono assai frequentati dai ricercatori di funghi soprattutto porcini, che in questi boschi crescono in abbondanza.
 I boschi di Montenotte sono abitati da cinghiali e caprioli oltre a numerosi animali di più piccola taglia.
 Gran parte dell’area dei Boschi di Montenotte, attorno al nucleo dell’Adelasia, è stata dichiarata di interesse paesistico nazionale dal Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali nel 1984.
La Riserva Naturalistica della Rocca dell' Adelasia
 Situata nel territorio del Comune di Cairo Montenotte la Riserva Naturalistica della Rocca dell'Adelasia è un'area protetta privata creata dalla 3M, attualmente di proprietà della Società Imation. La riserva ha una superficie di 450 ettari ed è all’interno del vasto complesso paesistico dei Boschi di Montenotte.
 I primi 150 ettari di questa vasta area furono già messi sotto tutela fin dal 1976 grazie ad un accordo fra la 3M ed il Comitato per la Salvaguardia dell'Ambiente Naturale delle Valli Bormida, ma la riserva è stata costituita nella sua forma attuale nel 1989.
 Si tratta, seppure privata, della più vasta area protetta di tutta la Valle Bormida. Inoltre è l'unica ad avere al suo interno una struttura attrezzata come la Cascina Miera dotata di numerosi posti letto, cucina e sala riunioni.
 La riserva dell'Adelasia rappresenta adeguatamente le caratteristiche forestali della Val Bormida dove convivono elementi tipici dell’ambiente mediterraneo con quelli dell’ambiente padano e continentale.
 La riserva è attraversata da diversi sentieri, appositamente segnati, di facile percorribilità, ma di lunghezza diversa. Il più lungo può richiedere da 6 o 7 ore di tempo per essere completato, mentre per il più corto bastano da un'ora e mezza a due ore di tempo. Sono necessari vestiti e scarpe adeguate ad un percorso campestre. I sentieri sono molto adatti anche per escursioni a cavallo od in mountain-bike. Numerose inoltre sono le carrarecce che attraverso la riserva collegando le numerose cascine, oggi disabitate, che si trovano al suo interno ed ai suoi confini.
 La vasta superficie forestale, che si completa -senza soluzione di continuità- nelle migliaia di ettari che costituiscono i Boschi di Montenotte, rappresenta una delle ragioni principali di visita, perché può consentire al turista ed all'escursionista un vero e proprio bagno nel verde, un'immersione totale nella natura dove si può camminare per chilometri circondati solo da boschi di castagno, di faggio, roveri, carpini, ecc.
 L'area della riserva dell'Adelasia fa parte dell'elenco dei “biotopi di grande valore vegetazionale” riconosciuti dalla Società Botanica Nazionale e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.
 Particolarmente interessante risulta la piccola lecceta che sorge proprio sulla Rocca dell’Adelasia, da dove -fra l’altro- si gode un magnifico panorama.
 Dilungarsi sull'argomento richiederebbe troppo spazio, per chi fosse interessato specialisticamente all'argomento consigliamo la lettura del libro “La Rocca dell'Adelasia”, che si può richiedere con altre informazioni al Comitato per la Salvaguardia dell'Ambiente Naturale delle Valli Bormida (019/520138) oppure all'Ufficio Relazioni Esterne dello stabilimento Imation di Ferrania (019/5221).
 Ricordiamo solamente che nella riserva si trova una ricca presenza di piante arboree ad alto fusto, torrenti vivaci e musicali, una vasta varietà di fiori e piante erbacee fra cui le tanto amate orchidee selvatiche, un’eterogenea presenza di varietà animali di cui il capriolo è il più noto ed affascinante.
 Fra le cose notevoli la faggeta del Costellasso, alcune grotte e la presenza dei resti delle trincee napoleoniche. Nei pressi della Rocca dell'Adelasia si trovano alcuni faggi secolari che hanno un tronco di alcuni metri di circonferenza.
 La cascina Miera, all’interno della riserva, non funge solo da rifugio, ma è anche un Centro di Educazione Ambientale, la cui sala di riunioni è già stata utilizzata più volte anche con scolaresche per attività didattiche sulla natura e sulla storia locale.
 Per l'utilizzo della cascina Miera, prezioso caposaldo per gli escursionisti e punto tappa per l'Alta Via dei Monti Liguri, nonché per eventuali visite guidate si può chiedere al già citato Comitato al telefono numero 019/520138.
Biblioteca
 Fu istituita dal Comune di Cairo Montenotte, con delibera consiliare del 18 agosto 1955, nr. 44. Il regolamento dalla Biblioteca Civica fu approvato con Deliberazione Consiliare nr. 24 del 26 aprile 1958. Essa venne ubicata al primo piano del palazzo Cristallo, sito in via Colla n° 6. L’apertura al pubblico risale al 10 luglio 1958. Dal 31 ottobre 1972 la sede della Biblioteca è stata spostata in via Ospedale nr. 30, nello storico palazzo Scarampi. L’intitolazione a Francesco Cesare Rossi avvenne in data 3 ottobre 1981 a seguito della donazione di 3537 volumi.
 L’attuale sede della Biblioteca Civica è lo storico palazzo Scarampi. Gli Scarampi erano una famiglia di Banchieri di Asti che erano subentrati nelle proprietà e nel titolo ai marchesi Del Carretto, ramo di Cairo Montenotte. Nel 1600, circa, abbandonato il castello, che sovrasta l’abitato si sono trasferiti nel palazzo dentro il borgo, fatto costruire appositamente. Con la morte di Giuseppe Maurizio Maria Scarampi, ultimo discendente della casata, lo stabile fù lasciato in eredità ai poveri di Cairo, con testamento del 22 dicembre 1747. Venne poi venduto il 13 agosto 1811, per 3.415 franchi, con asta pubblica a Matteo Fontana, appartenente ad una delle famiglie più in vista di Cairo, commerciante industriale tessile, (un notabile della città, nonché benefattore dei poveri), famoso anche per avere scritto “La battaglia di Dego (1794)”.
Porta Soprana, Porta Sottana, le Prigioni, il Centro Storico e le mura
 Cairo aveva conservato l’antica cinta muraria fino ad alcuni decenni fa, quando larga parte delle mura fu abbattuta.
 Le mura non ci sono più, ma il centro storico continua a rispettarne l’invisibile confine. Infatti, chiunque può rendersi conto di come le case seguano l’antico andamento della cinta muraria. Delle mura però sono rimaste alcune preziose testimonianze: porta Soprana, porta Sottana e le “Prigioni”.
 Porta Soprana è il simbolo della città di Cairo ed era l’apertura più solenne ed importante nelle mura cairesi. Oggi costituisce la porta di ingresso al centro storico da cui parte via Roma, cardine di tutto il sistema urbanistico antico.
 Porta Sottana, dalla parte opposta, sia pure un po’ decentrata, si apriva nelle mura, in direzione di Alba e Cortemilia, non lontana dalla chiesa parrocchiale.
 Le “Prigioni” consistono in una torre isolata sul lato nord-est della città, verso la Bormida. Si chiamano così perché dal ’400 fino ad epoca recente furono adibite a tale uso. In realtà si tratta dei resti di una torre dell’antica cinta muraria.
 Il centro storico ha conservato l’impianto geometrico dell’antica città, con una via principale mediana (via Roma) e le altre strade ad incrociare ad angolo retto con essa.
 In piazza Stallani, che si apre su via Roma, è stata restaurata e ripristinata di recente un’antica meridiana.